Quando una nonna osserva la propria nipote adolescente chiudersi in se stessa, evitare lo specchio o rifiutare inviti e opportunità per paura del giudizio altrui, il cuore si stringe. Quel disagio silenzioso, fatto di sguardi bassi e frasi autosvalutanti, racconta una sofferenza che merita attenzione immediata. La scarsa autostima negli adolescenti rappresenta una delle sfide educative più delicate del nostro tempo, amplificata dai social media e da standard estetici irrealistici. Ma proprio la figura dei nonni può rivelarsi una risorsa preziosa e spesso sottovalutata in questo percorso di crescita.
Il ruolo strategico della nonna nel rafforzamento dell’autostima
I nonni occupano una posizione unica nell’ecosistema familiare: sufficientemente vicini da essere significativi, ma abbastanza distanti dalle dinamiche quotidiane genitori-figli da offrire una prospettiva differente. La ricerca in psicologia dello sviluppo dimostra che i grandi genitori bufferano lo stress psicologico e che il legame nonni-nipoti offre supporto emotivo significativo, creando quello che gli esperti definiscono un porto sicuro alternativo, dove l’adolescente può sperimentare accettazione incondizionata senza la pressione delle aspettative genitoriali.
Una nonna attenta può notare segnali che sfuggono ai genitori, assorbiti dalle urgenze quotidiane. Quella capacità di ascolto paziente, senza fretta di risolvere immediatamente il problema, crea uno spazio relazionale dove la nipote può sentirsi vista per ciò che è, non per ciò che dovrebbe essere.
Strategie concrete per supportare l’autostima senza invadere
Valorizzare i processi, non solo i risultati
L’errore più comune consiste nel lodare esclusivamente i successi tangibili: “Sei bellissima” o “Sei bravissima”. Questi complimenti, seppur ben intenzionati, scivolano via quando l’adolescente non si riconosce in quelle parole. Risulta invece più efficace sottolineare gli sforzi e le qualità di processo: “Ho notato quanto impegno metti nel disegno, anche quando pensi che non venga bene” oppure “Mi colpisce la tua capacità di ascoltare le amiche quando stanno male”.
Questo approccio, validato dalla ricerca sulla mentalità di crescita della psicologa Carol Dweck della Stanford University, aiuta a costruire un’autostima basata su caratteristiche interne e modificabili, non su attributi esterni e statici. La teoria della growth mindset dimostra come lodare lo sforzo piuttosto che le abilità innate favorisca una maggiore resilienza e motivazione negli adolescenti.
Condividere vulnerabilità autentiche
Raccontare episodi personali di insicurezza giovanile, senza drammatizzare ma con sincerità , normalizza le difficoltà della nipote. “Alla tua età evitavo le feste perché mi sentivo goffa” seguito da “Poi ho capito che tutti erano troppo preoccupati di se stessi per giudicarmi” offre una prospettiva temporale che gli adolescenti faticano ad avere. La narrazione biografica crea ponti generazionali e dimostra che l’insicurezza è una fase, non un’identità permanente.
Coordinamento con i genitori: alleanza senza sovrapposizione
La preoccupazione della nonna non deve trasformarsi in intervento solitario. È fondamentale dialogare con i genitori della ragazza, condividendo osservazioni specifiche senza giudizio: “Ho notato che Giulia si ritrae quando le faccio complimenti, preferite che affronti il tema o state già seguendo la situazione?”. Questa comunicazione rispettosa evita messaggi contraddittori e costruisce una rete di supporto coerente.

Se i genitori minimizzano o non riconoscono il problema, la nonna può suggerire delicatamente una consultazione con uno psicologo dell’età evolutiva. Le ricerche indicano infatti che la bassa autostima adolescenziale è associata a maggiore vulnerabilità verso disturbi d’ansia e depressione, rendendo importante un intervento tempestivo quando i segnali persistono.
Attività pratiche da condividere con la nipote
Il quaderno delle competenze nascoste
Proporre alla nipote di creare insieme un diario non delle qualità , ma delle piccole vittorie quotidiane: aver chiesto informazioni a uno sconosciuto, aver espresso un’opinione diversa, aver provato qualcosa di nuovo. Questo esercizio, derivato dalla terapia cognitivo-comportamentale, sposta l’attenzione dai difetti percepiti alle capacità concrete.
Esposizione graduale in contesto protetto
Se la nipote evita situazioni sociali, la nonna può organizzare micro-esposizioni a bassa intensità emotiva: una passeggiata al mercato dove serve interagire con i commercianti, un laboratorio creativo per due partecipanti, una visita a un museo seguito da una cioccolata calda dove discuterne. Questi contesti offrono socialità controllata, dove sperimentare gradualmente la propria presenza nel mondo senza l’ansia delle dinamiche tra coetanei.
Quando è necessario l’intervento professionale
Alcuni segnali richiedono attenzione specialistica immediata:
- Isolamento sociale persistente oltre i sei mesi
- Verbalizzazioni di disprezzo verso se stessa
- Comportamenti autolesionisti anche lievi
- Rifiuto alimentare o alterazioni significative del peso
- Calo drastico del rendimento scolastico
In questi casi, la nonna può facilitare l’accesso a uno psicoterapeuta specializzato in adolescenza, magari accompagnando la nipote ai primi incontri se i genitori sono d’accordo. Questi segnali sono riconosciuti clinicamente come indicatori di disagio psicologico che merita valutazione professionale.
L’eredità emotiva che resta
Il supporto di una nonna non elimina magicamente l’insicurezza adolescenziale, ma deposita nella nipote un ricordo indelebile: qualcuno ha creduto in lei quando lei stessa non ci riusciva. Quella presenza costante, quel rispecchiamento positivo, quella pazienza senza pretese diventano una risorsa interna a cui attingere nei momenti difficili. Anni dopo, quella ragazza ricorderà non tanto le parole specifiche, ma la sensazione di essere stata vista, accettata e valorizzata esattamente com’era. E quella memoria diventerà il fondamento su cui costruire un’autostima autentica e duratura.
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