Quando i nipoti arrivano a casa della nonna con lo zaino pesante e lo sguardo annoiato davanti ai compiti, molte nonne si trovano in una posizione delicata: vorrebbero aiutare, stimolare, motivare, ma temono di sembrare invadenti o di sostituirsi ai genitori. Questa preoccupazione è legittima e diffusa, soprattutto in un’epoca in cui il rapporto con lo studio è profondamente cambiato rispetto a quando erano giovani le generazioni precedenti.
La demotivazione scolastica nei bambini rappresenta una sfida educativa complessa che non può essere affrontata con i metodi tradizionali del “devi studiare perché è importante”. I bambini di oggi sono immersi in stimoli immediati e gratificanti, e la scuola fatica a competere con questa immediatezza. Secondo ricerche pedagogiche recenti, la motivazione intrinseca si costruisce attraverso l’esperienza del piacere della scoperta, non attraverso l’imposizione.
Il ruolo unico dei nonni nell’educazione informale
I nonni possiedono un vantaggio prezioso rispetto ai genitori: non hanno la pressione della responsabilità educativa diretta. Le relazioni tra nonni e nipoti si caratterizzano come più ricche sul piano emotivo rispetto a quelle genitoriali, proprio perché prive della dimensione punitiva del ruolo genitoriale. Questo permette loro di creare un ambiente di apprendimento più rilassato, dove la curiosità può emergere spontaneamente.
Il tempo trascorso con i nonni rappresenta uno spazio protetto, diverso sia dalla scuola che dalla routine domestica con i genitori. La chiave non sta nel trasformarsi in insegnanti supplementari, ma nel diventare facilitatori di esperienze significative. Quando una nonna racconta come si faceva il pane quando era bambina, non sta semplicemente condividendo un ricordo: sta insegnando chimica, storia, matematica e competenze pratiche in modo integrato e naturale.
Strategie concrete per riaccendere la curiosità
Collegare l’apprendimento alla vita reale
Uno dei motivi principali per cui i bambini mostrano disinteresse scolastico è la percezione che ciò che studiano non abbia alcuna connessione con la vita vera. I nonni possono colmare questo divario in modo straordinario. Se il nipote studia le frazioni, coinvolgetelo nella preparazione di una ricetta raddoppiando o dimezzando le dosi. Se sta affrontando la geografia, mostrate fotografie dei luoghi che avete visitato o delle vostre origini familiari.
Questa contestualizzazione rende l’apprendimento significativo. Studi neuroscientifici dimostrano che il cervello ricorda meglio le informazioni associate a emozioni ed esperienze concrete, trasformando quello che potrebbe sembrare un compito noioso in un momento di condivisione piacevole.
Trasformare la curiosità in investigazione
Invece di chiedere “Hai fatto i compiti?”, provate con “Cosa ti ha incuriosito oggi?”. Questa semplice modifica sposta l’attenzione dal dovere al piacere della scoperta. Se il bambino risponde che nulla lo ha interessato, potete proporre piccole investigazioni insieme: perché le foglie cambiano colore, come funzionava il telefono quando eravate giovani, quante generazioni separano voi dal bambino e cosa è cambiato nel mondo in questo periodo.
Create un “quaderno delle domande” dove annotare insieme le curiosità che emergono durante il tempo trascorso insieme, senza l’ansia di trovare subito le risposte. L’obiettivo è normalizzare il dubbio e la ricerca come attività piacevoli, non come ulteriori doveri scolastici da portare a termine.

Comunicare efficacemente con i genitori
La preoccupazione per la motivazione scolastica dei nipoti non deve rimanere un peso silenzioso. È fondamentale aprire un dialogo con i genitori, ma con la giusta modalità. Evitate frasi che suonano come giudizi: “Vostro figlio non studia abbastanza” creerà solo difensività. Preferite osservazioni descrittive: “Ho notato che Marco sembra poco entusiasta quando parliamo della scuola. Voi come lo vedete a casa?”.
Questo approccio collaborativo rispetta i ruoli educativi e crea un’alleanza. Le ricerche sulla solidarietà intergenerazionale in famiglia dimostrano che il supporto reciproco tra generazioni è sempre correlato a livelli di percezione di maggior benessere per tutti i membri della famiglia. I genitori potrebbero condividere difficoltà o strategie già in atto, permettendovi di essere più efficaci nel vostro supporto.
Ricordate che la demotivazione scolastica può avere cause diverse: difficoltà di apprendimento non diagnosticate, problemi relazionali con compagni o insegnanti, ansia da prestazione, o semplicemente un metodo di insegnamento che non si adatta allo stile di apprendimento del bambino. Il contesto familiare e le relazioni intergenerazionali influiscono significativamente su queste dinamiche educative.
Valorizzare intelligenze diverse
Howard Gardner ha rivoluzionato la pedagogia dimostrando che esistono intelligenze multiple: logico-matematica, linguistica, musicale, corporeo-cinestetica, spaziale, interpersonale, intrapersonale e naturalistica. Un bambino che fatica con la matematica potrebbe eccellere nel ragionamento spaziale o nelle competenze sociali.
I nonni possono aiutare i nipoti a scoprire e valorizzare le proprie intelligenze prevalenti, aumentando l’autostima e, indirettamente, anche la motivazione nelle aree più difficili. Se vostro nipote ama smontare oggetti, sta sviluppando competenze ingegneristiche. Se inventa storie, possiede intelligenza narrativa. Celebrate questi talenti con la stessa enfasi che la scuola riserva ai voti.
L’importanza del modello
I bambini apprendono più dall’osservazione che dalle parole. Mostratevi curiosi, leggete in loro presenza, esprimete meraviglia per le piccole scoperte quotidiane. Quando cercate insieme la risposta a una domanda, dimostrate che anche gli adulti non sanno tutto e che l’apprendimento è un processo continuo e piacevole.
Condividete le vostre passioni, che siano il giardinaggio, la cucina, il bricolage o la lettura. L’entusiasmo è contagioso e trasmette un messaggio potente: imparare cose nuove è un privilegio, non una punizione. Questo atteggiamento costruisce nei bambini una mentalità aperta alla crescita personale.
Le relazioni intergenerazionali rappresentano una preziosa opportunità per il benessere psicologico degli anziani e offrono ai bambini un’opportunità unica di crescita e sviluppo. Il vostro ruolo di nonni vi offre una prospettiva temporale più ampia. Sapete che la vita è lunga, che i percorsi sono imprevedibili e che la curiosità intellettuale conta più dei voti. Trasmettere questa saggezza, con pazienza e amore, è forse il regalo educativo più prezioso che possiate fare ai vostri nipoti.
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